Martedì, 29 Gennaio 2019 09:40

Cicloturismo Italiano

 

old handphoneTESI DI STEFANO MALVESTIO SUL CICLOURISMO ITALIANO

INTRODUZIONE

 

“E’andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta”. (H. Hemingway) 
La citazione di Hemingway conferma come sia un’esperienza unica il rapporto che un ciclista instaura con il territorio circostante quando corre lentamente con il suo mezzo. Si tratta proprio di un legame che coinvolge tutti i sensi e permette di far percepire le sfumature e i dettagli del paesaggio che con un mezzo veloce perderebbero di significato. A chi non è mai capitato di salire in sella e scoprire elementi nuovi dello stesso ambiente familiare di cui prima ignorava l’esistenza? Praticare il cicloturismo significa ripensare al valore del tempo e ridargli il suo giusto peso. Proprio grazie a queste qualità, il turismo praticato in bicicletta ristora la mente e si configura come una soluzione efficace per evadere dalla vita frenetica di tutti i giorni, caratterizzata da ritmi stressanti e consumi veloci.
  
Sempre più persone scelgono di condurre una vacanza attiva ma lenta, capace di far riscoprire i luoghi più caratteristici, genuini e tranquilli, lontani dal traffico motorizzato e dal caos. Spesso, però, si è stati costretti a pedalare all’estero, perché oltre confine esistono da tempo strutture e infrastrutture in grado di rispondere alla crescente domanda di turismo attivo. Eppure nell’ottocento la bicicletta si afferma nel nostro Paese con la stessa intensità con cui si diffonde nel resto d’Europa. È naturale chiedersi, a questo punto, quali siano state le dinamiche, gli strumenti e le politiche che hanno determinato, da un lato, il suo successo in paesi come Germania e Olanda, e dall’altro, il suo declino com’è avvenuto in Italia sino a poco tempo fa.
 
gruppo sparso bikers
 
  
L’avvento della motorizzazione e della tecnologia hanno non solo contribuito alla sedentarietà nazionale soprattutto infantile ma anche alla prosperità di malattie croniche quali obesità, osteoporosi, diabete, malattie cardiovascolari, ma anche depressione, cancro e disordini immunitari favoriti tutti da un comportamento inattivo (Yanauchi et al. 2002 su Nature Medicine - rivista medica). Per inverso è scientificamente assodato (Carlo Belli,  2000 su New England Journal of Medicine  “Attività fisica: mezzo a portata di tutti per prevenire le malattie di cuore”) che fare alcuni chilometri al giorno anche in bicicletta consente di abbassare i livelli di colesterolo con enormi benefici al cuore e ai vasi. Altri studi confermano un miglioramento all’umore. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lancia l’allarme: dobbiamo muoverci. Pedalare! 
Macchine e computer hanno trasformato l’italiano in un “Sisifo aerobico” che non ha più tempo per meditare e riflettere. Il danno quindi non sarebbe solo fisico ma anche culturale.
 
Ci fu una scuola filosofica vicina ad Aristotele, i “paripatetici” che prese il suo nome dal fatto che le dispute venivano fatte camminando, muovendosi quindi. Ma anche Dickens, il grande scrittore inglese, si muoveva in modo “onirico” trasformando la strada in un infinito spettacolo di variazioni, in un flusso in cui è salutare per la mente abbandonarsi. Il muoversi, il pedalare insomma induce all’ispirazione artistica e aiuta l’intuizione, oltre che la salute.
 
Da tutto ciò nasce il desiderio di approfondire l’argomento con lo scopo di analizzare il settore del cicloturismo in Italia e in modo più specifico nel Veneto, regione cui io appartengo. A tal proposito ho trovato interessante il recente progetto implementato dalla Regione Veneto, che mira proprio alla creazione di una rete di itinerari ed escursioni ad uso cicloturistico. Tra l’altro il progetto si ispira fedelmente alla proposta di legge presentata nel 2007 dal Deputato di Bassano del Grappa On. Luigi D’Agrò alla quale ho attivamente contribuito nella sua formulazione e stesura denominata “Programma nazionale per la mobilità ciclistica: itinerari ciclabili d’Italia”. Proposta di legge che ha contribuito alla definizione e approvazione della recentissima Legge sullo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica, entrata in vigore lo scorso 15 febbraio 2018 (Legge 11 gennaio 2018, n. 2 “Legge quadro sulla mobilità ciclistica”). 
Questo sicuramente favorirà la strategia adottata da tempo dalla Regione Veneto che vuole proporre prodotti diversi ed innovativi in grado di rendere tale destinazione più attraente e quindi competitiva. Un esempio pratico è l’“Anello Cicloturistico dei Quattro Fiumi” (MALVESTIO S., PERINI P. Ed. Inveneto, marzo 2015), una cicloguida multilingue (italiano, tedesco) per promuovere, attraverso l’utilizzo ecosostenibile della bicicletta, la diffusione della cultura e la conoscenza del territorio.  
Che sia questa la strategia giusta?  
Per rispondere a questo quesito è necessario fare alcune considerazioni preliminari e chiarire alcuni concetti di base.
Questo compito è affidato al primo capitolo che introduce il concetto di cicloturismo come forma di turismo attiva, legata ad un interesse speciale, nella quale gioca un ruolo fondamentale non tanto la meta da raggiungere ma il viaggio da compiere per raggiungerla. Come dice in modo molto autorevole anche Paolo Coelho “…non è importante la meta ma il cammino”. 
Segue un’analisi della domanda che mira a studiare il profilo e il comportamento di questa tipologia di viaggiatori: si parla al plurale in quanto all’interno del pubblico dei cicloturisti sono presenti diverse sottocategorie che presentano qualità e motivazioni molto diverse tra loro.  
  
Appare necessaria anche un’analisi dell’offerta ed i vantaggi del prodotto cicloturistico, in modo da capire quali sono le attuali tendenze del settore. 
Il secondo capitolo tenta di fotografare la situazione italiana delle due ruote per cercare di sviluppare una lettura critica, non scordando che in Italia sono presenti già delle realtà di successo e delle proposte che, se efficacemente attuate, a mio avviso possono aiutare l’Italia a rimettersi in gioco e colmare lo storico ritardo nel settore rispetto a destinazioni estere caratterizzate da una forte cultura della bicicletta.  
Il terzo capitolo è dedicato al percorso normativo che ha visto nella Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) il motore di sensibilizzazione in tema di mobilità ciclistica sino alla recentissima legge 2/2018 sullo sviluppo della mobilità in bicicletta, passando attraverso una proposta di legge che sento un po’anche mia. 
Infine l’ultimo capitolo è dedicato al caso studio analizzato nella guida da me realizzata, insieme alla guida escursionistica Paolo Perini, dal titolo “Anello Cicloturistico dei quattro fiumi”. Questa iniziativa editoriale, risponde ad un’analisi dei fattori pull e push del territorio e dell’offerta turistica e si muove esattamente nella direzione del percorso intrapreso dalla Regione Veneto verso la costruzione di una rete cicloturistica regionale e le strategie adottate per implementarla. Al tempo stesso, attraverso le risultanze di un’analisi SWOT che evidenzia i punti di forza della cicloguida e le opportunità presenti nel vicino mercato tedesco, si dirige nella direzione della nuova legge nazionale, stimolando per l’appunto la “cicloconnessione” con le altre Regioni d’Italia e con i paesi vicini.  
 
 
STEFANO MALVESTIO Ama i viaggi di avventura e li organizza (Periplo Lago Baikal 1997, Dankalia 2008, Svalbard a vela 2011). Appassionato da sempre di sport “di fatica” in montagna ed in mare, abile sci-alpinista e sub, già Istruttore di Nuoto dal 1983. Dal 1997 si è dedicato assiduamente alla corsa di resistenza, fondando il gruppo “I Podisti della Storia”, coordinando con entusiasmo le imprese podistiche denominate “RunningRAID” (corse esplorative e di orientamento di 150/200 chilometri) e eventi nazionali come la “Torch Run” per le Olimpiadi Nazionali per Atleti Speciali svoltasi sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Ha curato la realizzazione di alcune pubblicazioni (Elogio della corsa/Giugno 2000; Dal Po al Carso Triestino Ed.Inveneto; Dove la terra era acqua/Gennaio 2004 Ed. Inveneto; La ciclovia del Brenta - da Trento a Venezia in bici/Agosto 2007 Ediciclo Editore; La ciclovia del Sile - da Castelfranco Veneto a Jesolo in bici/Aprile 2008 Ediciclo Editore; …E così fu/Novembre 2008 Ed. Inveneto; Piccolo diario di un Family Banker/Dicembre 2009; Tutti a bordo!/Dicembre 2010 Ed. Inveneto; La scoperta dell’acqua calda/Dicembre 2011; 1964 Stefano Malvestio/Settembre 2014; Anello Cicloturistico dei Quattro Fiumi – In bicicletta per 553 chilometri lungo l’Adige, il Mincio, il Po ed il Brenta/Marzo 2015 Ed. Inveneto; Ciclo Bassano/Marzo 2015 Ed. Inveneto; Ciclotour della Laguna di Venezia - Settembre 2017 Ed. Inveneto). Dal 2002 è Istruttore di Mountain Bike di terzo livello presso la Scuola Italiana di Mountain Bike (SIMB) e già membro dello Staff Tecnico Nazionale. Dal 2007 è inoltre Nordic Walking Instructor secondo le direttive dell'Associazione Nordic Fitness Italiana (ANI) e dell'International Nordic Fitness Organisation (INFO); è Tecnico dell'Unione Italiana Sport per tutti (UISP) Area Acquaviva, in qualità di Accompagnatore Rafting ed ha superato un master in salvamento fluviale metodo Rescue Wild Water (R.W.W.). Nel 2009 esordisce con il tennis tavolo nel circuito regionale della UISP Lombardia e dal 2015 in quelli del CSI e della Fitet del Veneto. Dal 2008 inizia a solcare i mari con le barche a vela (al suo attivo oltre 5.000 miglia), è membro del Global Offshore Sailing Team in qualità di Chief Documentation Officer. Dal 2010 è abilitato al lancio militare con paracadute (ANPd'I). Nell’autunno del 2017 ha concluso il Corso Nazionale di Formazione Avanzata per Formatori presso la Scuola dello Sport del CONI a Roma. Collabora attivamente in qualità di vice presidente con l’Associazione Regionale “inVENeTO”, associazione con finalità di solidarietà sociale per la conservazione, la tutela e la promozione della cultura locale, del territorio, dell’ambiente e della qualità della vita, attraverso la realizzazione di pubblicazioni di carattere divulgativo, trekking (in Italia e all'estero), manifestazioni, rassegne ed iniziative culturali, attività didattiche di sensibilizzazione e formazione outdoor. Dall’autunno del 2017 è vice presidente dei Desperados Country Friends associazione veneta di ballo country (line dance). Insomma MALVEntusiasmo non sta mai fermo...
 
 

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